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September 11 NON SARO' MAI AMICO DI SILVIOApril 09 Discussione su YouTube - Intervista a Giampaolo Giuliani Previsione TerremotiIntervista a Giampaolo Giuliani - PREVISIONE TERREMOTI -
January 25 IL CONFLITTO DI INTERESSIPer voi alcuni video riguardanti
la conferenza e presentazione del libro “ALZA LA TESTA” di Piero
Ricca tenutasi a Bari il 23 gennaio 2009:
http://it.youtube.com/watch?v=7ox_I1_rFlU
http://it.youtube.com/watch?v=FmlNurBjw10
http://it.youtube.com/watch?v=7yiKPGmVajo
http://it.youtube.com/watch?v=zrTdTwYAgTk
http://it.youtube.com/watch?v=uNdXtXe1XXA
http://it.youtube.com/watch?v=x6_b0ve1Arw
http://it.youtube.com/watch?v=gvJSUf0UPug
http://it.youtube.com/watch?v=BncDXQa39ZY
per ulteriori informazioni consultare il sito: January 01 Discussione su YouTube - Ben-venuto 2009August 30 YOUTUBE CENSURATOE' notizia di alcuni giorni fa l'allarme lanciato dai bloggers sudanesi: la Sudanese National Telecommunication Corporation (NTC) ha oscurato YOUTUBE da alcuni giorni. Sembra esserci proprio l'organo governativo di controllo dei media dietro il blocco di Youtube, conosciuto in tutto il mondo quale strumento al servizio della libertà di espressione e di parola, dove è possibile trovare anche testimonianze come il video che ho avuto il coraggio di pubblicare in questo mio post. In effetti ho avuto davvero un
bel coraggio e soprattutto uno grande stomaco. Lascio a voi i commenti. Bye
March 19 LA MAFIA FA SCHIFO
"La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni" (Giovanni Falcone)
February 29 Una centrale sul tetto di casaCon le celle di silicio si produce energia elettrica per il proprio fabbisogno e il rimanente si vende all’Enel. Una soluzione che attira l’attenzione di molte aziende. FOTOVOLTAICO, ovvero: prendo la luce del sole e la trasformo in energia. In corrente elettrica, quella che manda avanti lampadine, frullatore e televisione. Si può fare. Si deve fare, perché l'energia che arriva dal Sole ha diversi vantaggi. Per produrla, non si immettono nell'aria o nell'acqua schifezze varie che devastano l'ambiente. Il Sole è una fonte di energia rinnovabile, e se ne sta lì impassibile, a buttare i suoi raggi sulla Terra fregandosene altamente di tutti i tiramenti di petrolieri arabi, azionisti di Wall Street e importatori russi di metano. L'Italia è `O paese d'o sole", ovvero è molto ben messa in fatto di irraggiamento, e (manco a dirlo) siamo parecchio indietro in materia, con soli 40 Megawatt di impianti fotovoltaici installati, contro i 2500 della Germania, che di ore di sole ne ha meno della metà di noi. Ma soprattutto, oggi, il fotovoltaico conviene. A tutti: all'azienda che ha il capannone nella zona industriale, alle amministrazioni pubbliche e anche alla famiglia che ha la villetta. Oggi installare un impianto fotovoltaico è un investimento sicuro, "blindato", grazie al "Conto energia" istituito dai ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico. Che non c'entra niente con il famoso 55 per cento di "bonus" statale per chi costruisce, amplia o restaura con i criteri della casa ecologica. Il nuovo Conto energia, con il decreto ministeriale del 19 febbraio 2007, ha dato un taglio netto alla burocrazia della precedente legge e stabilito incentivi interessanti per chi installa impianti fotovoltaici. Interessanti perché sicuri. In sostanza: il gestore del sistema elettrico ti premia per 20 anni dando un incentivo su tutti i kilowatt prodotti dall'impianto. Un incentivo molto, molto interessante, che permette a chi ha installato i pannelli di rientrare della spesa dell'impianto e, dopo alcuni anni, di guadagnare. Come? Oggi un'abitazione privata, regolarmente allacciata alla corrente, paga in media 18 centesimi di euro per ogni kilowatt/ora consumato. Grazie alle tariffe stabilite dal Conto energia, ogni kilowatt/ora prodotto dall'impianto solare verrà misurato da un apposito contatore e premiato con tariffe che vanno da un minimo di 36 a un massimo di 49 centesimi di euro. Le tariffe variano a seconda della potenza e della collocazione dell'impianto: quelli piccoli, ad uso domestico (sotto i tre kilowatt), godono di incentivi maggiori. Si parte dai 40 centesimi per un impianto non integrato con la casa, e quindi montato in giardino, ai 44 di un impianto parzialmente integrato (montato con staffe sul tetto o sul garage) ai 49 di un impianto integrato, ovvero incassato nel tetto, e quindi meno impattante dal punto di vista visivo. L'"affare solare" sta nei 20 anni di tariffe bloccate: se in zone con tanto sole come in Puglia si può pensare di ammortizzare il costo di un impianto in sei o sette anni, alle nostre "padane latitudini" di anni ce ne vanno una decina. E una volta pagati i pannelli l'impianto, che ha una durata utile di circa 30-35 anni, diventa una reale fonte di reddito. La prova del nove che i sistema di tariffe introdotte dal governi sia sicuro è data dal fatto che un bel po' di banche (Banca etica, UniCredit, Monte dei Paschi, Intesa Sanpaolo, Bpi Sella e Banca di credito cooperativo hanno predisposto un sistema di prestiti agevolati che arrivano a coprire anche il totale del costo dell'impianto. E se si fidano le banche... (di Andrea Spessa, da Luna Nuova di martedì 26 febbraio 2008) L’impianto produce corrente, due contatori bastano a gestirlo.COME funziona un impianto fotovoltaico? I raggi del sole battono sui pannelli che sono costruiti da celle di silicio, un elemento che drogato con fosforo e boro produce energia elettrica. Ogni cella è collegata a quella fianco, ogni pannello è collegato a quello a fianco in una sorta di ordinata ragnatela modulare. L'impianto produce corrente continua, che un inverter (una scatoletta elettrica) trasforma in corrente alternata, pronta all'uso, che viene misurata da un contatore e pagata dal gestore del sistema elettrico al proprietario dell'impianto secondo le tariffe del Conto energia. A questo punto il proprietario dell'impianto può consumare tutta l'energia prodotta o, se ne avanza, vende le eccedenze al gestore della rete. In caso di picchi nei consumi, quando l'energia prodotta dai pannelli non basta, il padrone di casa preleva energia direttamente dalla rete, pagandola a prezzo di mercato, ovvero 18 centesimi al kilowatt/ora. Con lo sportello energia della Cna consulente gratis per gli artigianiUN PUNTO di riferimento per orientarsi nel panorama delle molte occasioni di risparmio energetico, e quindi anche dei pannelli solari, lo offre lo Sportello energia della Cna, istituito appositamente dall'associazione degli artigiani per fornire consulenze sia agli associati che ai comuni cittadini. «Chi desidera installare i pannelli solari sul proprio tetto può contattarci al nostro numero verde. Ci facciamo dare alcuni dati preliminari, poi mettiamo l'utente in contatto con un nostro consulente che fissa un appuntamento per fare il primo sopralluogo, gratuito, sull'edificio dell'utente stesso», spiega Luigi Pizzimenti, responsabile dello sportello energia della Cna. Con la ricognizione sul posto, il consulente può stabilire se l'edificio, casa o capannone che sia, è adatto a ricevere i pannelli solari; valuta i consumi energetici sulla base delle bollette passate e illustra al potenziale "cliente" le varie possibilità disponibili. Se l’interessato decide di proseguire con l 'iter, vengono segnalati i professionisti, architetti o ingegneri, a cui è possibile affidare la progettazione e la realizzazione dell'impianto. «Un impianto adatto alle esigenze di una famiglia può costare indicativamente 20-25mila euro, beneficia degli incentivi governativi, ovvero la detrazione dalle tasse del 55 per cento del costo distribuito in tre anni», aggiunge Pizzimenti. Anche i pannelli solari, termici o fotovoltaici, per beneficiare degli incentivi devono essere certificati. «Anche questa è un'operazione a cui pensano i progettisti che hanno realizzato l'impianto», rassicura Pizzimenti. Inoltre vale il discorso del Conto energia, ovvero la possibilità di dimensionare l'impianto per produrre più energia di quella necessaria alla propria abitazione. L'energia in più viene venduta al gestore energetico. In alcuni casi la differenza tra il costo di produzione e quanto incassato dall'operatore energetico è tale che per l'utente si trasforma in un guadagno. Lo sportello energia della Cna risponde al numero verde 800/ 8122040. (di Daniele Fenoglio) Sui capannoni c’è la tecnologia di GreenergyIL FOTOVOLTAICO non è una tecnologia nuova, ma in Italia è sempre stata poco diffusa. Solo dal 2007, grazie al Conto Energia, l'interesse per l'argomento è in decisa crescita. E gli imprenditori, ovviamente, non se ne stanno con le mani in mano. Aumentano le richieste, si apre un nuovo, appetibile mercato, e le aziende si preparano a soddisfare i tanti, potenziali clienti. La Greenergy è un'azienda di recente formazione, che fa parte del gruppo aviglianese Ilmed e opera nel settore delle energie rinnovabili. In particolare degli impianti fotovoltaici. L'aviglianese Lorenzo Natale, responsabile commerciale dell'azienda, ritiene che il sistema di incentivi adottato dallo Stato sia valido: «E' praticamente uguale a quello adottato nel 2000 dalla Germania, e lì ha portato a grandi investimenti nel settore e all'installazione di tantissimi impianti».
Natale crede poco alla politica dei "campi solari", giganteschi impianti a pannelli pensati per produrre grandi quantità di energia da immettere sul mercato. «La scelta migliore, quella che paga di più, è creare sistemi dimensionati alle esigenze, che possono soddisfare la richiesta energetica della casa, dell'azienda o dell'edificio pubblico». In sostanza: prendi le bollette dell'anno scorso, guardi quanto hai consumato e progetti un impianto che vada a coprire il tuo reale fabbisogno di energia. Una visione che sconvolge in modo radicale l'attuale sistema di produzione e consumo dell'energia. «Non più produzione accentrata e distribuzione capillare, spostando l'energia da una centrale a migliaia di utenti, ma tanti piccoli consumatori che si producono in loco l'energia di cui hanno bisogno». Greenergy ha realizzato diversi impianti in zona, tra cui il più grande attualmente operante in valle di Susa, alla "Toelco" di Bruzolo, con una potenza di 55 kilowatt, e sta lavorando ad un "super-impianto" da 200 kilowatt sui tetti degli stabilimenti "Martina" a Susa. Due interventi imponenti, che sicuramente porteranno ottimi risultati, ma che comportano anche investimenti decisamente importanti. «Sì, è vero. Proprio grazie alla collaborazione con la Toelco di Marcello Cantore, azienda specializzata in impianti elettrici industriali e nostra socia in Greenergy, siamo in grado di mettere in campo le professionalità necessarie per progettare e installare impianti fotovoltaici di grandi dimensioni. Ma possiamo intervenire anche per impianti più piccoli, e proprio in quest'ultimo periodo stanno arrivando in azienda decine di richieste per impianti da due, tre o cinque kilowatt». Quelli destinati alle famiglie, per intenderci. La strada è quella giusta anche se, come sempre, l'Italia insegue il resto dell'Europa. «E' una strada obbligata - spiega Enrique Garcia, amministratore delegato di Greenergy - L'Italia, con il protocollo di Kyoto, ha sottoscritto un impegno chiaro: entro 12 anni l'Italia dovrà produrre almeno il 20 per cento della sua energia con fonti rinnovabili». Quindi sole, acqua, vento, eccetera. Il 2020 non è poi così lontano, mentre ad oggi quell'obiettivo del 20 per cento sembra distantissimo. Non resta che sperare nella rivoluzione solare, eolica e/o idroelettrica. L'importante è che rivoluzione sia.
February 27 Decrescere con felicità e lentezza
Davide Pelanda - Megachip "Esiste una minoranza sensibile alle questioni ecologiche e dei consumi. La sfida è costruire cerchi concentrici di persone sempre più estesi (Ginsborg)". Sempre più spesso sentiamo gli economisti ed i nostri politici a ruota parlare ossessionatamente del Pil (Prodotto interno lordo): dobbiamo produrre di più per mantenere questo Pil, dobbiamo lavorare di più fino al massacro per far guadagnare punti al Pil (ed ecco le “morti bianche”), che dobbiamo consumare di più «perché altrimenti si abbassa il Pil e poveri noi!!». Ma che Pil e Pil!! Se per questa strana sigla la nostra vita si rovina, diventa insopportabile, egoistica, diventa solo consumismo, stress, lavoro che schiaccia invece di “nobilitare” l'uomo a scapito di una qualità della vita che potrebbe invece essere felice e gioiosa…tutto questo in nome del Pil…c'è di che stare poco allegri!! Esistono però, fortunatamente, persone che la pensano diversamente, che sono in controtendenza. Questi uomini e queste donne si sono messi “in rete” per dire basta alla tirannia del Pil che disumanizza, facendo invece un elogio dell'ozio, della lentezza, della decrescita. Pazzi? Utopisti? Certo, se si pensa all'ozio definito dai cristiani tradizionalisti come uno dei sette peccati capitali per cui si dovrebbe andare all'inferno, non se ne esce. Di oziare, oggi come un tempo, se lo possono permettere forse solo i ricchi? All'epoca dei romani erano i patrizi che praticavano l'otium, quelli cioè che avevano tutto ed erano considerati un po' i “parassiti” dello Stato. Oggi invece prende sempre più piede l'idea che, se si pensa solo alla vita come lavoro, lavoro ed ancora lavoro solo per fare soldi e per consumare… si è condannati ad una brutta esistenza, sempre più tristi, stressati, abbrutiti dal lavoro ed egoisti. Ben venga dunque la nascita di un nuovo soggetto sociale, il Movimento per la Decrescita Felice, creato e voluto da un gruppo di persone consapevole che «la decrescita è elogio dell'ozio, della lentezza e della durata, del rispetto del passato; della consapevolezza che non c'è progresso senza conservazione» scrive sul sito www.decrescitafelice.it il suo principale ideatore e presidente, Maurizio Pallante, che da anni si occupa di ricerca scientifica tra ecologia, economia e tecnologia. Ed ancora, sempre dal sito, scopriamo che gli uomini e le donne di questa associazione di promozione sociale guardano con «indifferenza alle mode e all'effimero – scrive ancora Pallante - attingono al sapere della tradizione; non identificano il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamano consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell'acquistare non è il consumo ma l'uso; distinguono la qualità dalla quantità; desiderano la gioia e non il divertimento; valorizzano la dimensione spirituale e affettiva; collaborano invece di competere; sostituiscono il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione». Simbolo del movimento è l'ape “Pilli” «perché –spiegano nel sito - è laboriosa, ha bisogno di un ambiente pulito, con l'impollinazione favorisce la biodiversità, autoproduce il suo cibo e le sue medicine, costruisce la sua casa con una geometria perfetta, rifiuta di nutrirsi con piante geneticamente modificate, vive in comunità collaborando con le sue simili, se si sente minacciata si difende col pungiglione ben sapendo che è a costo della vita» Questa nuova ed interessante associazione ha cominciato a lavorare, stimolata da Pallante, già dal gennaio 2007 quando un gruppo di persone, provenienti da tutta Italia, si riunì nell'abbazia di Maguzzano trovandosi d'accordo con i contenuti del suo libro “La decrescita felice”. Da lì la nascita di questa associazione che mette in pratica i dettami della decrescita. Una sorta di «nuovo Rinascimento – dice ancora l'ideatore - che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l'economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio». Una bella ed entusiasmante utopia!!
February 10 LA BARBARIEI conquistadores
consideravano i nativi americani senza diritti per il fatto che essi
erano "pagani", cioè non ancora convertiti al
cattolicesimo. Per compiere ciò vennero istituite le missioni
cristiane in America, fin dalla prima metà del '500, accusate
di avere principalmente l'obbiettivo dell' etnocidio nel migliore dei
casi, cioè vale a dire nel caso in cui le popolazioni si
mostrassero docili e predisposte alla colonizzazione, e nel caso in
cui non accettassero di essere occidentalizzate, cristianizzate, e
sottomesse, si passava, con l'ausilio della corona spagnola, al
genocidio. I popoli indigeni del
Brasile (povos indígenas brasileiros in Portoghese)
comprendono un grande numero di gruppi etnici distinti che hanno
abitato l'odierno Brasile ancor prima dell'arrivo degli europei,
intorno al 1500. Come Cristoforo Colombo, che pensava di aver
raggiunto le Indie orientali, i primi eslporatori portoghesi
chiamarono queste genti con il nome di indios ("indiani"),
un nome che è usato ancora oggi. Le origini di queste
popolazioni indigene sono fonte di notevoli divergenze tra archeologi
ed antropologi. Negli ultimi sembra aver guadagnato punti la teoria
che vede le prime tracce di queste genti nelle migrazioni dalla
Siberia all'America Settentrionale nell'ultima era glaciale. Nel XX secolo, il governo brasiliano adottò una serie di provvedimenti umanitari in favore dei gruppi indios, comE la creazione di riserve territoriali. La Fundação Nacional do Índio (o anche FUNAI), fu creata da Cândido Rondon, un ufficiale dell'esercito brasiliano ed esponente del gruppo dei Bororo. Molte tribù sono state contattate da questa fondazione nel corso degli anni e sono state inserite nella vita sociale del paese. Comunque, lo sfruttamento delle risorse naturali dell'Amazzonia, continua ancora oggi e comporta in molti casi, espulsioni e maltrattamenti dei nativi. Vincenzo Caldarola January 20 IL POLMONE VERDE DEL PIANETAOggi pomeriggio per caso ho scoperto una notizia che ancora una volta ci fa passare per insensibili rispetto al motore dell'Europa che cammina: la Norvegia nel mese di novembre 2007 dona 17 milioni di euro per l'Amazzonia, per proteggere la più grande foresta pluviale del mondo dal disboscamento che porta all´aumento di emissioni di gas a effetto serra. Il ministro norvegese dell'Ambiente e Sviluppo Erik Solheim ha annunciato la donazione, che sarà evoluta in 3 anni, in una conferenza stampa a Oslo in presenza della controparte brasiliana Marina Silva. E noi italiani brava gente, italiani dal cuore d'oro cosa facciamo per aiutare il pianeta? E soprattutto nel nostro Paese c'è una politica economica di salvaguardia dall'inquinamento? Ritornerò a parlare di questo e molto altro nei prossimi post....ciao. GUARDA IL FILMATO E RIFLETTI October 23 IL PIANETA CHE MUOREÈ davvero impressionante il cambiamento climatico che stiamo subendo. Nel giro di pochissimo tempo siamo passati dal caldo estivo al freddo glaciale (o quasi). Gli studiosi sostengono che le cause di tutto questo siano dovute all’inquinamento e quindi a tutte le nefaste conseguenze dell’emissioni di Co2 nell’atmosfera. Il Pianeta sta morendo e non c’è più tempo per rimediare, bisogna drasticamente eliminare le emissioni oppure il nostro futuro ci riserverà sempre di più sgradevoli sorprese. A tal proposito vi suggerisco una piacevole lettura che ci fa riflettere molto sull’ingordigia dell’uomo avido di profitti sempre maggiori senza fare i conti con il Pianeta che ci da la vita. Come risparmiare energia Penso sia chiaro a tutti che il problema energia-ambiente sia una faccenda molto seria e che ci sono tanti motivi per risparmiare energia e tanti obiettivi da raggiungere, che conviene imparare, e presto, ad economizzare l'energia prima che le circostanze (negative) ci costringano a farlo. Vediamo quali sono i suggerimenti utili per risparmiare energia: alcuni di questi si possono facilmente mettere in pratica, da subito, mentre altri richiedono alcuni investimenti. Tutti noi possiamo influire soprattutto sui consumi energetici nel settore domestico (36,6% dei consumi in Lombardia) e dei trasporti (27,4% dei consumi in Lombardia), con possibilità di risparmio comprese, nel loro complesso, tra il 15 ed il 40% (..non è poco!). Si è quindi scelto di sviluppare nel dettaglio la voce "risparmio energetico nell'economia domestica" e "risparmio energetico nei trasporti", proprio perché sono i settori dove maggiore può essere il contributo immediato del comune cittadino. Risparmiare energia L'utilizzo corretto dell'energia è un atto di coscienza ambientale e un requisito fondamentale di risparmio economico: tuttavia, si compone di una serie di comportamenti e di buone abitudini tutt'altro che scontate.
L'edificio Le spese di riscaldamento incidono in modo considerevole sul bilancio economico non solo della singola famiglia ma anche dell’intera comunità. Esiste poi un altro aspetto da non sottovalutare: quello ambientale. Più energia convenzionale si consuma, infatti, maggiore è la quantità di sostanze inquinanti che si immettono nell'ambiente. Risparmiare energia nel riscaldamento degli edifici è quindi un dovere di ogni singolo cittadino che creda in uno sviluppo sostenibile, ossia in uno sviluppo rispettoso dell'ambiente e dell'intera comunità. Per risparmiare tanto combustibile ogni anno occorre intervenire sull'appartamento, o sull'immobile in diversi modi: - riducendo le dispersioni di calore attraverso le pareti (opache e trasparenti) e il tetto; - limitando le fughe di aria calda incontrollate attraverso le finestre; - regolando la temperatura degli ambienti su valori compatibili con le esigenze di comfort (troppo caldo può creare addirittura delle situazioni di disagio) e riducendo tali valori negli ambienti o locali che non vengono utilizzati; sfruttando al meglio l'energia contenuta nel combustibile utilizzato garantendo l'efficienza massima dell'impianto e regolando l'erogazione di calore all'ambiente; sfruttando gli apporti gratuiti di energia (radiazione solare, calore interno, ecc.); ricorrendo, ove possibile, a soluzioni tecniche in grado di sfruttare meglio l'interazione tra l'edificio e l'ambiente esterno (progettazione bioclimatica). Avremo modo di approfondire questi argomenti nei prossimi giorni. saluti a tutti!!! October 15 BENVENUTOBenvenuto nel mio secondo Blog di informazione libera, se vi capita di contattarmi non dimenticate di lasciare un commento. Con i tempi che corrono è meglio avere un secondo spazio di riserva per esprimere le proprie idee e io approfitto di MSN anche perché è carino come blog. Gli argomenti che amo trattare spaziano dalla politica alla cultura, all’ambiente, alla pace e a tutte le problematiche sociali in cui viviamo in generale. Spero di avere sempre del tempo
per coltivare i miei interessi. Saluti a tutti. February 10 Vincono i no global: stop alla Coca ColaVincono i no global: stop alla Coca ColaI Disobbedienti si sdraiano in via Prepositura, i camion della multinazionale non passano
Minuti di tensione al transito della carovana olimpica: «Via libera solo al tedoforo».
Polizia in assetto anti sommossa ma non ci sono stati incidenti, il blitz è scattato alle 18.30.
Nessun problema per la fiaccola olimpica, che i no global hanno lasciato passare applaudendo. Che ci fosse brutta aria già lo si sapeva e non a caso da Padova era arrivato a Trento il reparto mobile della polizia, che in via Prepositura si è fatto trovare in assetto antisommossa: casco, scudo e manganello. Da tempo nel mirino del mondo no global c’è l’Olimpiade di Torino. O meglio, tutto l’apparato che ruota attorno all’evento a cinque cerchi. Partendo dalla multinazionale che vende la bibita più famosa del mondo, la Coca Cola, sponsor ufficiale delle Olimpiadi. I no global puntano il dito contro il colosso di Atlanta per i comportamenti antisindacali in Colombia, dove la Coca Cola - denunciano - si sarebbe macchiata di «crimini e violenze contro i sindacalisti». E poi la politica da conquista imperiale, con il tentativo di imporre il monopolio anche in aree del mondo, come il Chiapas (Messico), dove i problemi sono ben diversi dalla scelta di una bibita. Non solo, il movimento denuncia un’improvvisa politica igienista a Torino in vista delle Olimpiadi invernali: «Centri sociali sgomberati, intensificazione dei controlli sui migranti, deportati direttamente nei deserti della Libia». Insomma, si vuole fare piazza pulita di tutto quello che può disturbare l’occhio del turista olimpico. Queste le premesse di quanto accaduto ieri pomeriggio verso le 18.30 in via Prepositura. Una quarantina di persone - tra questi i volti noti di Donatello Baldo, Federico Zappini e Stefano Bleggi - si sono sistemati a bordo strada con striscioni contro la multinazionale di Atlanta, la «Killer Cola». Hanno distribuito volantini, sempre seguiti dalle forze dell’ordine (molti gli agenti in borghese che presidiavano la zona di Santa Maria Maggiore). Prima dell’arrivo della fiaccola c’è stato un tentativo di trattativa tra la Digos e i no global per evitare che la manifestazione degenerasse. La pressione della caldaia è salita non appena è spuntata da via Rosmini la carovana olimpica. A quel punto i Disobbedienti si sono sdraiati in mezzo alla strada: «La fiaccola sì, i camion della Coca Cola e della Samsung no». Una posizione durissima, senza vie d’uscita. Con il passare dei minuti i rappresentanti delle multinazionali si sono innervositi, ma le forze dell’ordine hanno voluto evitare la soluzione peggiore: lo scontro (e francamente è stata una posizione di buon senso). Gli sponsor non hanno gradito, hanno protestato e ad un certo punto un ispettore di polizia ha urlato a muso duro: «Che volete che facciamo, che carichiamo?». Una provocazione, evidentemente. Nessuno voleva alzare il tiro. Ci mancava solo che il giorno della Fiamma Olimpica a Trento finisse a colpi di manganello. Dalla coda della carovana finalmente è spuntato il tedoforo con la fiaccola. A quel punto il muro umano si è aperto e la fiamma olimpica è sfilata tra gli applausi generali. Poi di nuovo tutti a bloccare la strada. Per evitare un «tiramolla» infinito gli autisti dei quattro camion - due targati Samsung, due Coca Cola - hanno dovuto fare marcia indietro. I due mezzi pubblicitari della Coca Cola avevano sulla fiancata una scritta luminosa che a quel punto aveva il sapore dell’umorismo: «Ciao Trento». Addio. Chi non era in via Prepositura per protesta ha seguito curioso l’evolversi della situazione. Qualcuno diceva che - sì - hanno ragione i Disobbedienti: le Olimpiadi non si sporcano con i soldi. Un altro non l’ha mandata a dire: «Andate a lavorare», ha urlato con rabbia, sentendosi rispondere a tono dai Disobbedienti. Erano quasi le 19 quando il gruppo dei no global - cantando vittoria - ha sbaraccato e si è portato all’imbocco di via Belenzani, ad attendere l’arrivo dell’ultimo tedoforo, l’ottantenne Roberto Moggio, accompagnato da due bambini, Giorgia Pozza e Diego Crestani. Prima dell’atto finale sono sfilati a due passi dalla fontana del Nettuno quattro tedofori no global, con in mano un bengala: indossavano una maglia con scritti i nomi dei sindacalisti assassinati in Colombia. Il tutto sotto gli occhi di migliaia di persone: qualche applauso, qualche «buffone» partito dalla folla. Tra Disobbedienti e pubblico di piazza Duomo un cordone di forze dell’ordine. La violenza - quella vera - è andata in scena pochi minuti dopo in via Mazzini, quando un gruppo di anarchici ha tentato di strappare dalle mani della mezzofondista trentina Eleonora Berlanda (moglie del ciclista Mariano Piccoli) la fiaccola olimpica. Quattro di loro - compreso il leader storico del nucleo roveretano, Massimo Passamani - sono stati portati in questura e arrestati dalla polizia con l’accusa di resistenza. Passata la tempesta, resta da capire se ci saranno strascichi giudiziari per i Disobbedienti che hanno partecipato al blocco di via Prepositura. Quelli della Coca Cola ieri promettevano denunce, ma non è ancora chiaro se alle parole (comunque partite in un momento di alta tensione) seguiranno i fatti. I Disobbedienti, in ogni caso, rischiano di essere denunciati per manifestazione non autorizzata, visto che in questura non era arrivata alcuna comunicazione. Non si può escludere neppure la contestazione dell’interruzione di pubblico servizio, considerando che il sit-in in mezzo a via Prepositura ha di fatto bloccato per alcuni minuti gli autobus della Trentino Trasporti. |
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