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    February 27

    Decrescere con felicità e lentezza

    Davide Pelanda - Megachip

    "Esiste una minoranza sensibile alle questioni ecologiche e dei consumi. La sfida è costruire cerchi concentrici di persone sempre più estesi (Ginsborg)". Sempre più spesso sentiamo gli economisti ed i nostri politici a ruota parlare ossessionatamente del Pil (Prodotto interno lordo): dobbiamo produrre di più per mantenere questo Pil, dobbiamo lavorare di più fino al massacro per far guadagnare punti al Pil (ed ecco le “morti bianche”), che dobbiamo consumare di più «perché altrimenti si abbassa il Pil e poveri noi!!».

    Ma che Pil e Pil!! Se per questa strana sigla la nostra vita si rovina, diventa insopportabile, egoistica, diventa solo consumismo, stress, lavoro che schiaccia invece di “nobilitare” l'uomo a scapito di una qualità della vita che potrebbe invece essere felice e gioiosa…tutto questo in nome del Pil…c'è di che stare poco allegri!!

    Esistono però, fortunatamente, persone che la pensano diversamente, che sono in controtendenza. Questi uomini e queste donne si sono messi “in rete” per dire basta alla tirannia del Pil che disumanizza, facendo invece un elogio dell'ozio, della lentezza, della decrescita.

    Pazzi? Utopisti? Certo, se si pensa all'ozio definito dai cristiani tradizionalisti come uno dei sette peccati capitali per cui si dovrebbe andare all'inferno, non se ne esce. Di oziare, oggi come un tempo, se lo possono permettere forse solo i ricchi? All'epoca dei romani erano i patrizi che praticavano l'otium, quelli cioè che avevano tutto ed erano considerati un po' i “parassiti” dello Stato.

    Oggi invece prende sempre più piede l'idea che, se si pensa solo alla vita come lavoro, lavoro ed ancora lavoro solo per fare soldi e per consumare… si è condannati ad una brutta esistenza, sempre più tristi, stressati, abbrutiti dal lavoro ed egoisti.

    Ben venga dunque la nascita di un nuovo soggetto sociale, il Movimento per la Decrescita Felice, creato e voluto da un gruppo di persone consapevole che «la decrescita è elogio dell'ozio, della lentezza e della durata, del rispetto del passato; della consapevolezza che non c'è progresso senza conservazione» scrive sul sito www.decrescitafelice.it il suo principale ideatore e presidente, Maurizio Pallante, che da anni si occupa di ricerca scientifica tra ecologia, economia e tecnologia.

    Ed ancora, sempre dal sito, scopriamo che gli uomini e le donne di questa associazione di promozione sociale guardano con «indifferenza alle mode e all'effimero – scrive ancora Pallante - attingono al sapere della tradizione; non identificano il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamano consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell'acquistare non è il consumo ma l'uso; distinguono la qualità dalla quantità; desiderano la gioia e non il divertimento; valorizzano la dimensione spirituale e affettiva; collaborano invece di competere; sostituiscono il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione».

    Simbolo del movimento è l'ape “Pilli” «perché –spiegano nel sito - è laboriosa, ha bisogno di un ambiente pulito, con l'impollinazione favorisce la biodiversità, autoproduce il suo cibo e le sue medicine, costruisce la sua casa con una geometria perfetta, rifiuta di nutrirsi con piante geneticamente modificate, vive in comunità collaborando con le sue simili, se si sente minacciata si difende col pungiglione ben sapendo che è a costo della vita»

    Questa nuova ed interessante associazione ha cominciato a lavorare, stimolata da Pallante, già dal gennaio 2007 quando un gruppo di persone, provenienti da tutta Italia, si riunì nell'abbazia di Maguzzano trovandosi d'accordo con i contenuti del suo libro “La decrescita felice”.

    Da lì la nascita di questa associazione che mette in pratica i dettami della decrescita.

    Una sorta di «nuovo Rinascimento – dice ancora l'ideatore - che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l'economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio».

    Una bella ed entusiasmante utopia!!


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