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    February 10

    LA BARBARIE

    I conquistadores consideravano i nativi americani senza diritti per il fatto che essi erano "pagani", cioè non ancora convertiti al cattolicesimo. Per compiere ciò vennero istituite le missioni cristiane in America, fin dalla prima metà del '500, accusate di avere principalmente l'obbiettivo dell' etnocidio nel migliore dei casi, cioè vale a dire nel caso in cui le popolazioni si mostrassero docili e predisposte alla colonizzazione, e nel caso in cui non accettassero di essere occidentalizzate, cristianizzate, e sottomesse, si passava, con l'ausilio della corona spagnola, al genocidio.
    Se si pensa alla vigliaccata che hanno subito i nativi d'America a partire dalla conquista colombiana bisognerebbe vergognarsi di essere europei. Questi popoli, in parte difesi dal governo brasiliano, ancora oggi subiscono umiliazioni e vengono scacciati dalle loro terre per dar spazio all'arrivismo, alla mostruosità della neo-colonizzazione per lo sfruttamento forestale dell'unica grande riserva di verde esistente al mondo. Di fronte a questo scenario di depredazione senza scrupoli in nome del profitto siamo impotenti ma non dovremmo mai smettere di ribellarci e di gridare al mondo tutte le ingiustizie, per ritenerci liberi.

    I popoli indigeni del Brasile (povos indígenas brasileiros in Portoghese) comprendono un grande numero di gruppi etnici distinti che hanno abitato l'odierno Brasile ancor prima dell'arrivo degli europei, intorno al 1500. Come Cristoforo Colombo, che pensava di aver raggiunto le Indie orientali, i primi eslporatori portoghesi chiamarono queste genti con il nome di indios ("indiani"), un nome che è usato ancora oggi.
    Ai tempi delle prime esplorazioni europee, i popoli indigeni erano tradizionalmente tribù semi-nomadi che vivevano di caccia, pesca ed agricoltura. Molte delle circa 2000 tribù che esistevano furono sterminate con gli insediamenti degli europei, mentre molte altre furono assimilate al popolo brasiliano. La popolazione indigena fu decimata, passando da una cifra di 6 milioni di individui (nell'era pre-colombiana) a circa 100.000 nel 1950; probabilmente uno dei maggiori genocidi nella storia dell'umanità. Molte delle tribù sopravvissute cambiarono totalmente il loro stile di vita pur di sopravvivere, sostentandosi di commercio praticato con le società dei coloni. Solo alcune tribù si isolarono completamente nelle remote regioni dell'Amazzonia, mantenendo ancora oggi la loro piena identità culturale.
    Negli ultimi 50 anni ci sono stati cambiamenti nelle politiche verso i popoli indigeni, con creazioni di riserve e leggi speciali, che hanno permesso a questi gruppi di raggiungere la cifra approssimativa di 300.000 persone (1997), raggruppate in circa 200 tribù. Gli indios brasiliani diedero comunque un notevole contributo allo sviluppo economico e culturale del Brasile; si pensi ai generi alimentari prodotti e commerciati da queste tribù. Nell'ultimo censimento delle autorità brasiliane (2000) circa 700.000 brasiliani si sono classificati come indigeni.

    Le origini di queste popolazioni indigene sono fonte di notevoli divergenze tra archeologi ed antropologi. Negli ultimi sembra aver guadagnato punti la teoria che vede le prime tracce di queste genti nelle migrazioni dalla Siberia all'America Settentrionale nell'ultima era glaciale.
    Gli antropologi hanno evidenziato come molti nativi americani discendano da popoli provenienti dal nord dell'Asia (Siberia) che hanno attraversato lo stretto di Bering in almeno tre ondate migratorie differenti. In Brasile, in modo particolare, molte tribù native sono considerate discendenti della prima ondata, avvenuta intorno al 9000 a.C. Questa ondata avrebbe poi raggiunto le regioni brasiliane intorno al 6000 a.C., probabilmente entrando attraverso il Rio delle Amazzoni dal nord-ovest. I gruppi della seconda e della terza ondata provenienti dalla Siberia, che hanno probabilmente dato origine ai popoli eschimesi, non avrebbero raggiunto il centro America e non avrebbero superato il sud degli odierni Stati Uniti (indiani d'America).
    L'ipotesi siberiana è stata recentemente messa in discussione dal ritrovamento di alcuni resti umani nel sud America, considerati troppo vecchi per questa ipotesi (circa 20.000 anni). Altri recenti ritrovamenti (soprattutto lo scheletro di Luzia in Lagoa Santa) sono risultati morfologicamente distinti dal genotipo asiatico e molto più simili ai popoli africani e australiani. Questi "aborigeni americani" sarebbero poi stati assorbiti dai gruppi provenienti dalla Siberia. I nativi della Terra del Fuoco potrebbero essere gli ultimi discendenti di questi indigeni.
    Questi gruppi avrebbero raggiunto le coste americane attraversando l'oceano su barche o attraversando le zone a nord lungo lo stretto di Bering molto prima delle ondate ipotizzate dalla maggioranza degli antropologi. Questa teoria è confutata da molti esperti perché il viaggio attraverso i mari è considerato troppo difficoltoso per l'epoca.

    Nel XX secolo, il governo brasiliano adottò una serie di provvedimenti umanitari in favore dei gruppi indios, comE la creazione di riserve territoriali. La Fundação Nacional do Índio (o anche FUNAI), fu creata da Cândido Rondon, un ufficiale dell'esercito brasiliano ed esponente del gruppo dei Bororo. Molte tribù sono state contattate da questa fondazione nel corso degli anni e sono state inserite nella vita sociale del paese. Comunque, lo sfruttamento delle risorse naturali dell'Amazzonia, continua ancora oggi e comporta in molti casi, espulsioni e maltrattamenti dei nativi.

    Vincenzo Caldarola  
    fonti storiche: Wikipedia

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