More servicesWindows Live
HomeHotmailSpacesOneCare
 
MSN
Sign in
 
 
Spaces home  IMPRESSIONI QUOTIDIANEPhotosProfileFriendsMore Tools Explore the Spaces community

IMPRESSIONI QUOTIDIANE

di Caldarola Vincenzo
View space
Michela
View space
Nadia
View space
antonia
View space
Guglielmo

March 19

LA MAFIA FA SCHIFO

   

"La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine.

Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni"

(Giovanni Falcone)

February 29

Una centrale sul tetto di casa

Con le celle di silicio si produce energia elettrica per il proprio fabbisogno e il rimanente si vende all’Enel. Una soluzione che attira l’attenzione di molte aziende.

FOTOVOLTAICO, ovvero: prendo la luce del sole e la trasformo in energia. In corrente elettrica, quella che manda avanti lampadine, frullatore e televisione. Si può fare. Si deve fare, perché l'energia che arriva dal Sole ha diversi vantaggi. Per produrla, non si immettono nell'aria o nell'acqua schifezze varie che devastano l'ambiente.

Il Sole è una fonte di energia rinnovabile, e se ne sta lì impassibile, a buttare i suoi raggi sulla Terra fregandosene altamente di tutti i tiramenti di petrolieri arabi, azionisti di Wall Street e importatori russi di metano. L'Italia è `O paese d'o sole", ovvero è molto ben messa in fatto di irraggiamento, e (manco a dirlo) siamo parecchio indietro in materia, con soli 40 Megawatt di impianti fotovoltaici installati, contro i 2500 della Germania, che di ore di sole ne ha meno della metà di noi. Ma soprattutto, oggi, il fotovoltaico conviene. A tutti: all'azienda che ha il capannone nella zona industriale, alle amministrazioni pubbliche e anche alla famiglia che ha la villetta. Oggi installare un impianto fotovoltaico è un investimento sicuro, "blindato", grazie al "Conto energia" istituito dai ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico. Che non c'entra niente con il famoso 55 per cento di "bonus" statale per chi costruisce, amplia o restaura con i criteri della casa ecologica. Il nuovo Conto energia, con il decreto ministeriale del 19 febbraio 2007, ha dato un taglio netto alla burocrazia della precedente legge e stabilito incentivi interessanti per chi installa impianti fotovoltaici. Interessanti perché sicuri. In sostanza: il gestore del sistema elettrico ti premia per 20 anni dando un incentivo su tutti i kilowatt prodotti dall'impianto.

Un incentivo molto, molto interessante, che permette a chi ha installato i pannelli di rientrare della spesa dell'impianto e, dopo alcuni anni, di guadagnare. Come? Oggi un'abitazione privata, regolarmente allacciata alla corrente, paga in media 18 centesimi di euro per ogni kilowatt/ora consumato. Grazie alle tariffe stabilite dal Conto energia, ogni kilowatt/ora prodotto dall'impianto solare verrà misurato da un apposito contatore e premiato con tariffe che vanno da un minimo di 36 a un massimo di 49 centesimi di euro. Le tariffe variano a seconda della potenza e della collocazione dell'impianto: quelli piccoli, ad uso domestico (sotto i tre kilowatt), godono di incentivi maggiori. Si parte dai 40 centesimi per un impianto non integrato con la casa, e quindi montato in giardino, ai 44 di un impianto parzialmente integrato (montato con staffe sul tetto o sul garage) ai 49 di un impianto integrato, ovvero incassato nel tetto, e quindi meno impattante dal punto di vista visivo.

L'"affare solare" sta nei 20 anni di tariffe bloccate: se in zone con tanto sole come in Puglia si può pensare di ammortizzare il costo di un impianto in sei o sette anni, alle nostre "padane latitudini" di anni ce ne vanno una decina. E una volta pagati i pannelli l'impianto, che ha una durata utile di circa 30-35 anni, diventa una reale fonte di reddito. La prova del nove che i sistema di tariffe introdotte dal governi sia sicuro è data dal fatto che un bel po' di banche (Banca etica, UniCredit, Monte dei Paschi, Intesa Sanpaolo, Bpi Sella e Banca di credito cooperativo hanno predisposto un sistema di prestiti agevolati che arrivano a coprire anche il totale del costo dell'impianto.

E se si fidano le banche...

(di Andrea Spessa, da Luna Nuova di martedì 26 febbraio 2008

L’impianto produce corrente, due contatori bastano a gestirlo.

COME funziona un impianto fotovoltaico?

I raggi del sole battono sui pannelli che sono costruiti da celle di silicio, un elemento che drogato con fosforo e boro produce energia elettrica. Ogni cella è collegata a quella fianco, ogni pannello è collegato a quello a fianco in una sorta di ordinata ragnatela modulare. L'impianto produce corrente continua, che un inverter (una scatoletta elettrica) trasforma in corrente alternata, pronta all'uso, che viene misurata da un contatore e pagata dal gestore del sistema elettrico al proprietario dell'impianto secondo le tariffe del Conto energia. A questo punto il proprietario dell'impianto può consumare tutta l'energia prodotta o, se ne avanza, vende le eccedenze al gestore della rete. In caso di picchi nei consumi, quando l'energia prodotta dai pannelli non basta, il padrone di casa preleva energia direttamente dalla rete, pagandola a prezzo di mercato, ovvero 18 centesimi al kilowatt/ora. 

Con lo sportello energia della Cna consulente gratis per gli artigiani

UN PUNTO di riferimento per orientarsi nel panorama delle molte occasioni di risparmio energetico, e quindi anche dei pannelli solari, lo offre lo Sportello energia della Cna, istituito appositamente dall'associazione degli artigiani per fornire consulenze sia agli associati che ai comuni cittadini. «Chi desidera installare i pannelli solari sul proprio tetto può contattarci al nostro numero verde.

Ci facciamo dare alcuni dati preliminari, poi mettiamo l'utente in contatto con un nostro consulente che fissa un appuntamento per fare il primo sopralluogo, gratuito, sull'edificio dell'utente stesso», spiega Luigi Pizzimenti, responsabile dello sportello energia della Cna.

Con la ricognizione sul posto, il consulente può stabilire se l'edificio, casa o capannone che sia, è adatto a ricevere i pannelli solari; valuta i consumi energetici sulla base delle bollette passate e illustra al potenziale "cliente" le varie possibilità disponibili. Se l’interessato decide di proseguire con l 'iter, vengono segnalati i professionisti, architetti o ingegneri, a cui è possibile affidare la progettazione e la realizzazione dell'impianto.

«Un impianto adatto alle esigenze di una famiglia può costare indicativamente 20-25mila euro, beneficia degli incentivi governativi, ovvero la detrazione dalle tasse del 55 per cento del costo distribuito in tre anni», aggiunge Pizzimenti. Anche i pannelli solari, termici o fotovoltaici, per beneficiare degli incentivi devono essere certificati. «Anche questa è un'operazione a cui pensano i progettisti che hanno realizzato l'impianto», rassicura Pizzimenti. Inoltre vale il discorso del Conto energia, ovvero la possibilità di dimensionare l'impianto per produrre più energia di quella necessaria alla propria abitazione. L'energia in più viene venduta al gestore energetico.

In alcuni casi la differenza tra il costo di produzione e quanto incassato dall'operatore energetico è tale che per l'utente si trasforma in un guadagno. Lo sportello energia della Cna risponde al numero verde 800/ 8122040.

(di Daniele Fenoglio)

Sui capannoni c’è la tecnologia di Greenergy

IL FOTOVOLTAICO non è una tecnologia nuova, ma in Italia è sempre stata poco diffusa. Solo dal 2007, grazie al Conto Energia, l'interesse per l'argomento è in decisa crescita. E gli imprenditori, ovviamente, non se ne stanno con le mani in mano. Aumentano le richieste, si apre un nuovo, appetibile mercato, e le aziende si preparano a soddisfare i tanti, potenziali clienti. La Greenergy è un'azienda di recente formazione, che fa parte del gruppo aviglianese Ilmed e opera nel settore delle energie rinnovabili. In particolare degli impianti fotovoltaici. L'aviglianese Lorenzo Natale, responsabile commerciale dell'azienda, ritiene che il sistema di incentivi adottato dallo Stato sia valido: «E' praticamente uguale a quello adottato nel 2000 dalla Germania, e lì ha portato a grandi investimenti nel settore e all'installazione di tantissimi impianti».


Natale crede poco alla politica dei "campi solari", giganteschi impianti a pannelli pensati per produrre grandi quantità di energia da immettere sul mercato. «La scelta migliore, quella che paga di più, è creare sistemi dimensionati alle esigenze, che possono soddisfare la richiesta energetica della casa, dell'azienda o dell'edificio pubblico». In sostanza: prendi le bollette dell'anno scorso, guardi quanto hai consumato e progetti un impianto che vada a coprire il tuo reale fabbisogno di energia. Una visione che sconvolge in modo radicale l'attuale sistema di produzione e consumo dell'energia. «Non più produzione accentrata e distribuzione capillare, spostando l'energia da una centrale a migliaia di utenti, ma tanti piccoli consumatori che si producono in loco l'energia di cui hanno bisogno».

Greenergy ha realizzato diversi impianti in zona, tra cui il più grande attualmente operante in valle di Susa, alla "Toelco" di Bruzolo, con una potenza di 55 kilowatt, e sta lavorando ad un "super-impianto" da 200 kilowatt sui tetti degli stabilimenti "Martina" a Susa. Due interventi imponenti, che sicuramente porteranno ottimi risultati, ma che comportano anche investimenti decisamente importanti. «Sì, è vero. Proprio grazie alla collaborazione con la Toelco di Marcello Cantore, azienda specializzata in impianti elettrici industriali e nostra socia in Greenergy, siamo in grado di mettere in campo le professionalità necessarie per progettare e installare impianti fotovoltaici di grandi dimensioni. Ma possiamo intervenire anche per impianti più piccoli, e proprio in quest'ultimo periodo stanno arrivando in azienda decine di richieste per impianti da due, tre o cinque kilowatt». Quelli destinati alle famiglie, per intenderci.

La strada è quella giusta anche se, come sempre, l'Italia insegue il resto dell'Europa. «E' una strada obbligata - spiega Enrique Garcia, amministratore delegato di Greenergy - L'Italia, con il protocollo di Kyoto, ha sottoscritto un impegno chiaro: entro 12 anni l'Italia dovrà produrre almeno il 20 per cento della sua energia con fonti rinnovabili». Quindi sole, acqua, vento, eccetera. Il 2020 non è poi così lontano, mentre ad oggi quell'obiettivo del 20 per cento sembra distantissimo. Non resta che sperare nella rivoluzione solare, eolica e/o idroelettrica.

L'importante è che rivoluzione sia.


 

February 27

Decrescere con felicità e lentezza

Davide Pelanda - Megachip

"Esiste una minoranza sensibile alle questioni ecologiche e dei consumi. La sfida è costruire cerchi concentrici di persone sempre più estesi (Ginsborg)". Sempre più spesso sentiamo gli economisti ed i nostri politici a ruota parlare ossessionatamente del Pil (Prodotto interno lordo): dobbiamo produrre di più per mantenere questo Pil, dobbiamo lavorare di più fino al massacro per far guadagnare punti al Pil (ed ecco le “morti bianche”), che dobbiamo consumare di più «perché altrimenti si abbassa il Pil e poveri noi!!».

Ma che Pil e Pil!! Se per questa strana sigla la nostra vita si rovina, diventa insopportabile, egoistica, diventa solo consumismo, stress, lavoro che schiaccia invece di “nobilitare” l'uomo a scapito di una qualità della vita che potrebbe invece essere felice e gioiosa…tutto questo in nome del Pil…c'è di che stare poco allegri!!

Esistono però, fortunatamente, persone che la pensano diversamente, che sono in controtendenza. Questi uomini e queste donne si sono messi “in rete” per dire basta alla tirannia del Pil che disumanizza, facendo invece un elogio dell'ozio, della lentezza, della decrescita.

Pazzi? Utopisti? Certo, se si pensa all'ozio definito dai cristiani tradizionalisti come uno dei sette peccati capitali per cui si dovrebbe andare all'inferno, non se ne esce. Di oziare, oggi come un tempo, se lo possono permettere forse solo i ricchi? All'epoca dei romani erano i patrizi che praticavano l'otium, quelli cioè che avevano tutto ed erano considerati un po' i “parassiti” dello Stato.

Oggi invece prende sempre più piede l'idea che, se si pensa solo alla vita come lavoro, lavoro ed ancora lavoro solo per fare soldi e per consumare… si è condannati ad una brutta esistenza, sempre più tristi, stressati, abbrutiti dal lavoro ed egoisti.

Ben venga dunque la nascita di un nuovo soggetto sociale, il Movimento per la Decrescita Felice, creato e voluto da un gruppo di persone consapevole che «la decrescita è elogio dell'ozio, della lentezza e della durata, del rispetto del passato; della consapevolezza che non c'è progresso senza conservazione» scrive sul sito www.decrescitafelice.it il suo principale ideatore e presidente, Maurizio Pallante, che da anni si occupa di ricerca scientifica tra ecologia, economia e tecnologia.

Ed ancora, sempre dal sito, scopriamo che gli uomini e le donne di questa associazione di promozione sociale guardano con «indifferenza alle mode e all'effimero – scrive ancora Pallante - attingono al sapere della tradizione; non identificano il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamano consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell'acquistare non è il consumo ma l'uso; distinguono la qualità dalla quantità; desiderano la gioia e non il divertimento; valorizzano la dimensione spirituale e affettiva; collaborano invece di competere; sostituiscono il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione».

Simbolo del movimento è l'ape “Pilli” «perché –spiegano nel sito - è laboriosa, ha bisogno di un ambiente pulito, con l'impollinazione favorisce la biodiversità, autoproduce il suo cibo e le sue medicine, costruisce la sua casa con una geometria perfetta, rifiuta di nutrirsi con piante geneticamente modificate, vive in comunità collaborando con le sue simili, se si sente minacciata si difende col pungiglione ben sapendo che è a costo della vita»

Questa nuova ed interessante associazione ha cominciato a lavorare, stimolata da Pallante, già dal gennaio 2007 quando un gruppo di persone, provenienti da tutta Italia, si riunì nell'abbazia di Maguzzano trovandosi d'accordo con i contenuti del suo libro “La decrescita felice”.

Da lì la nascita di questa associazione che mette in pratica i dettami della decrescita.

Una sorta di «nuovo Rinascimento – dice ancora l'ideatore - che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l'economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio».

Una bella ed entusiasmante utopia!!


February 10

LA BARBARIE

I conquistadores consideravano i nativi americani senza diritti per il fatto che essi erano "pagani", cioè non ancora convertiti al cattolicesimo. Per compiere ciò vennero istituite le missioni cristiane in America, fin dalla prima metà del '500, accusate di avere principalmente l'obbiettivo dell' etnocidio nel migliore dei casi, cioè vale a dire nel caso in cui le popolazioni si mostrassero docili e predisposte alla colonizzazione, e nel caso in cui non accettassero di essere occidentalizzate, cristianizzate, e sottomesse, si passava, con l'ausilio della corona spagnola, al genocidio.
Se si pensa alla vigliaccata che hanno subito i nativi d'America a partire dalla conquista colombiana bisognerebbe vergognarsi di essere europei. Questi popoli, in parte difesi dal governo brasiliano, ancora oggi subiscono umiliazioni e vengono scacciati dalle loro terre per dar spazio all'arrivismo, alla mostruosità della neo-colonizzazione per lo sfruttamento forestale dell'unica grande riserva di verde esistente al mondo. Di fronte a questo scenario di depredazione senza scrupoli in nome del profitto siamo impotenti ma non dovremmo mai smettere di ribellarci e di gridare al mondo tutte le ingiustizie, per ritenerci liberi.

I popoli indigeni del Brasile (povos indígenas brasileiros in Portoghese) comprendono un grande numero di gruppi etnici distinti che hanno abitato l'odierno Brasile ancor prima dell'arrivo degli europei, intorno al 1500. Come Cristoforo Colombo, che pensava di aver raggiunto le Indie orientali, i primi eslporatori portoghesi chiamarono queste genti con il nome di indios ("indiani"), un nome che è usato ancora oggi.
Ai tempi delle prime esplorazioni europee, i popoli indigeni erano tradizionalmente tribù semi-nomadi che vivevano di caccia, pesca ed agricoltura. Molte delle circa 2000 tribù che esistevano furono sterminate con gli insediamenti degli europei, mentre molte altre furono assimilate al popolo brasiliano. La popolazione indigena fu decimata, passando da una cifra di 6 milioni di individui (nell'era pre-colombiana) a circa 100.000 nel 1950; probabilmente uno dei maggiori genocidi nella storia dell'umanità. Molte delle tribù sopravvissute cambiarono totalmente il loro stile di vita pur di sopravvivere, sostentandosi di commercio praticato con le società dei coloni. Solo alcune tribù si isolarono completamente nelle remote regioni dell'Amazzonia, mantenendo ancora oggi la loro piena identità culturale.
Negli ultimi 50 anni ci sono stati cambiamenti nelle politiche verso i popoli indigeni, con creazioni di riserve e leggi speciali, che hanno permesso a questi gruppi di raggiungere la cifra approssimativa di 300.000 persone (1997), raggruppate in circa 200 tribù. Gli indios brasiliani diedero comunque un notevole contributo allo sviluppo economico e culturale del Brasile; si pensi ai generi alimentari prodotti e commerciati da queste tribù. Nell'ultimo censimento delle autorità brasiliane (2000) circa 700.000 brasiliani si sono classificati come indigeni.

Le origini di queste popolazioni indigene sono fonte di notevoli divergenze tra archeologi ed antropologi. Negli ultimi sembra aver guadagnato punti la teoria che vede le prime tracce di queste genti nelle migrazioni dalla Siberia all'America Settentrionale nell'ultima era glaciale.
Gli antropologi hanno evidenziato come molti nativi americani discendano da popoli provenienti dal nord dell'Asia (Siberia) che hanno attraversato lo stretto di Bering in almeno tre ondate migratorie differenti. In Brasile, in modo particolare, molte tribù native sono considerate discendenti della prima ondata, avvenuta intorno al 9000 a.C. Questa ondata avrebbe poi raggiunto le regioni brasiliane intorno al 6000 a.C., probabilmente entrando attraverso il Rio delle Amazzoni dal nord-ovest. I gruppi della seconda e della terza ondata provenienti dalla Siberia, che hanno probabilmente dato origine ai popoli eschimesi, non avrebbero raggiunto il centro America e non avrebbero superato il sud degli odierni Stati Uniti (indiani d'America).
L'ipotesi siberiana è stata recentemente messa in discussione dal ritrovamento di alcuni resti umani nel sud America, considerati troppo vecchi per questa ipotesi (circa 20.000 anni). Altri recenti ritrovamenti (soprattutto lo scheletro di Luzia in Lagoa Santa) sono risultati morfologicamente distinti dal genotipo asiatico e molto più simili ai popoli africani e australiani. Questi "aborigeni americani" sarebbero poi stati assorbiti dai gruppi provenienti dalla Siberia. I nativi della Terra del Fuoco potrebbero essere gli ultimi discendenti di questi indigeni.
Questi gruppi avrebbero raggiunto le coste americane attraversando l'oceano su barche o attraversando le zone a nord lungo lo stretto di Bering molto prima delle ondate ipotizzate dalla maggioranza degli antropologi. Questa teoria è confutata da molti esperti perché il viaggio attraverso i mari è considerato troppo difficoltoso per l'epoca.

Nel XX secolo, il governo brasiliano adottò una serie di provvedimenti umanitari in favore dei gruppi indios, comE la creazione di riserve territoriali. La Fundação Nacional do Índio (o anche FUNAI), fu creata da Cândido Rondon, un ufficiale dell'esercito brasiliano ed esponente del gruppo dei Bororo. Molte tribù sono state contattate da questa fondazione nel corso degli anni e sono state inserite nella vita sociale del paese. Comunque, lo sfruttamento delle risorse naturali dell'Amazzonia, continua ancora oggi e comporta in molti casi, espulsioni e maltrattamenti dei nativi.

Vincenzo Caldarola  
fonti storiche: Wikipedia

January 20

IL POLMONE VERDE DEL PIANETA

Oggi pomeriggio per caso ho scoperto una notizia che ancora una volta ci fa passare per insensibili rispetto al motore dell'Europa che cammina:

la Norvegia nel mese di novembre 2007 dona 17 milioni di euro per l'Amazzonia, per proteggere la più grande foresta pluviale del mondo dal disboscamento che porta all´aumento di emissioni di gas a effetto serra. Il ministro norvegese dell'Ambiente e Sviluppo Erik Solheim ha annunciato la donazione, che sarà evoluta in 3 anni, in una conferenza stampa a Oslo in presenza della controparte brasiliana Marina Silva. E noi italiani brava gente, italiani dal cuore d'oro cosa facciamo per aiutare il pianeta? E soprattutto nel nostro Paese c'è una politica economica di salvaguardia dall'inquinamento?

Ritornerò a parlare di questo e molto altro nei prossimi post....ciao.

GUARDA IL FILMATO E RIFLETTI
  

View more entries
 
Updated 7/29/2008